Blog
Design SostenibileDesigner e StudiA cura di La Redazione di Moodroom

VUILD spedisce dati, non legname: il metodo è una fresa CNC dentro la segheria del paese

La vera invenzione dello studio di Tokyo non è l'aspetto delle sue case in legno, ma lo spostamento della fabbrica stessa nei paesi forestali, dove la gente del posto taglia e monta una casa a partire da un file.

VUILD spedisce dati, non legname: il metodo è una fresa CNC dentro la segheria del paese

Uno studio che vende una macchina, non uno stile

La maggior parte dei ritratti di architetti parte da una forma riconoscibile. VUILD, la startup di Tokyo fondata nel 2017 da Koki Akiyoshi, sfugge a questa lettura, perché il suo prodotto più importante non è un edificio: è una fresa per il legno collocata in un luogo inatteso. Akiyoshi riassume l'obiettivo dello studio nella democratizzazione dell'architettura, una società in cui chiunque possa diventare un costruttore. Per arrivarci, VUILD ha dedicato meno energie a perfezionare un tipo di casa e molte di più a spostare gli strumenti che fabbricano le case dentro i paesi dove il legno già cresce. Ne esce una pratica che si capisce meglio dalla sua logistica che dai suoi tetti.

Casa per Marebito: mille pezzi, nessun disallineamento

La dimostrazione più limpida è la House for Marebito, completata nel 2020 a Toga, un villaggio del comune di Nanto immerso nell'entroterra boschivo del Giappone. La piccola foresteria a capanna richiama le ripide case contadine Gassho-zukuri della zona, ma la sua logica costruttiva è del tutto contemporanea. La struttura è fatta di oltre mille elementi di legno che si incontrano in oltre mille giunti, ciascuno fresato con una macchina a controllo numerico. Poiché i pezzi nascono da un unico modello digitale, sono arrivati senza disallineamenti: la casa è stata montata con incastri giapponesi, senza chiodi, senza mezzi pesanti e senza ponteggi, tirata su da una piccola squadra come si monta un modellino di plastica. Il progetto ha ricevuto quell'anno un Good Design Gold Award, e il nome stesso — marebito, antica parola per l'ospite che viene da lontano portando doni — descrive con discrezione ciò che il metodo consegna a un villaggio che si spopola.

Il raggio di dieci chilometri

Il numero che conta non è la luce della struttura né il numero di piani: sono dieci chilometri. A Toga il legname è stato prelevato dai boschi vicini, tagliato in pezzi, portato in cantiere e assemblato entro un raggio di circa dieci chilometri. Quel ciclo chiuso è il vero progetto. La costruzione in legno tradizionale manda i tronchi in lunghi viaggi — a una segheria lontana, poi a un fabbricante, poi in cantiere — e il valore e il lavoro si accumulano ovunque tranne che nel bosco. Concentrando approvvigionamento, lavorazione e montaggio in un raggio ridotto, VUILD trattiene nel territorio il denaro, le competenze e persino gli scarti, e taglia gran parte dei trasporti che una filiera più lunga brucerebbe. Qui la prossimità non è una parola di marketing, ma un perimetro misurato.

EMARF: l'ordine del legno diventa una stampa

La casa è una prova; la piattaforma è l'ambizione. Il servizio EMARF di VUILD permette a un progettista di passare da un modello 3D a pezzi di legno finiti ed etichettati per via telematica, inviando il file a un cloud che lo instrada verso una macchina vicina — ordinando componenti in legno come si manda un documento a una copisteria. Al centro c'è lo ShopBot, una fresa di fabbricazione americana con taglio 2D e 3D che anche un non specialista può usare dopo un breve addestramento. VUILD ha installato queste macchine in segherie e laboratori dell'entroterra giapponese, collegando una rete che ormai conta centinaia di apparecchi, così che la fase di fabbricazione non richieda più una fabbrica né un falegname esperto: bastano il legno locale, un file e qualcuno disposto a premere avvio.

Perché conta il metodo, non la falda del tetto

È questo che separa VUILD da uno studio a cui semplicemente piace il legno a vista. L'innovazione è organizzativa, non formale. Lo studio ha di fatto smontato la fabbrica e l'ha ridistribuita, collocandone un nodo dentro ogni paese forestale, e affidando al software l'intelligenza — la geometria dei giunti, la distinta di taglio, l'ordine di montaggio — che una fabbrica centrale un tempo custodiva gelosamente. Una casa disegnata a Tokyo può essere prodotta in un villaggio privo di industrie, perché il sapere manifatturiero ora viaggia come dato e il materiale non deve mai lasciare casa. Così lo spopolamento rurale e il declino della silvicoltura non appaiono più come un problema di domanda, ma come un problema di strumenti, e un problema di strumenti ha una risposta che si può spedire.

Dal villaggio di montagna al vuoto urbano di Tokyo

L'approccio non resta confinato in campagna. Il più recente lavoro prewood di VUILD sperimenta lo stesso sistema modulare di legno tagliato al numerico sui lotti stretti e irregolari di Tokyo, dove i componenti prefabbricati e il montaggio a secco per incastri si adattano a spazi troppo angusti per le lavorazioni umide e le gru. La lezione vale nei due sensi: il metodo che consente a un villaggio in declino di costruire da sé permette anche a una città densa di edificare negli spazi di risulta che il cantiere ordinario giudica antieconomici.

I limiti

Nulla di tutto ciò abolisce l'architetto o la mano esperta: qualcuno deve pur sempre disegnare il giunto e regolare il file, e gli incastri richiedono una disciplina di specie e umidità del legno che la fresa da sola non garantisce. La scala resta la domanda aperta: una foresteria di mille pezzi è un prototipo convincente, non ancora un programma abitativo, e una rete diffusa di piccole macchine baratta l'efficienza di una grande segheria con la resilienza e la vicinanza. Ma come tesi su dove debba stare la fabbricazione, VUILD è insolitamente concreta. Sostiene che la cosa più verde ed equa da fare con un paese di boschi non sia spedirne altrove i tronchi perché diventino qualcosa, ma dargli la macchina e il file, e lasciare che quella cosa la faccia da sé.