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RistrutturazioneDesigner e StudiA cura di La Redazione di Moodroom

Flores & Prats inventariano l'edificio prima di cambiarlo

Il contributo dello studio barcellonese al riuso adattivo è un metodo, non uno stile: prima disegnare e modellare ogni elemento ritrovato, poi comporre il nuovo edificio con i pezzi del vecchio.

Flores & Prats inventariano l'edificio prima di cambiarlo

Prima l'inventario, poi il progetto

Quando nel 2011 Flores & Prats vinsero il concorso per trasformare una cooperativa operaia in rovina nel quartiere barcellonese del Poblenou nella Sala Beckett, centro teatrale e di drammaturgia, non cominciarono disegnando un edificio nuovo. Cominciarono catalogando quello vecchio. Nell'arco di circa sei mesi lo studio — fondato nel 1998 da Eva Prats, nata a Barcellona nel 1965, e Ricardo Flores, nato a Buenos Aires lo stesso anno, entrambi formatisi nell'ufficio di Enric Miralles — produsse oltre cento disegni di rilievo in grande formato dell'edificio abbandonato degli anni Venti. Ogni porta, finestra, piastrella in ceramica, lampada e rosone in gesso venne misurato, disegnato in scala e collocato su una pianta che ne registrava la posizione esatta. Poi ogni elemento fu ricostruito una seconda volta, in piccoli modelli di legno di balsa. Solo quando la cooperativa dismessa esistette altre due volte, una sulla carta e una in miniatura, ebbe davvero inizio il progetto del teatro.

Questa sequenza di operazioni è il vero contributo dello studio, ed è un metodo più che uno stile. Là dove la maggior parte delle ristrutturazioni tratta il rilievo come una formalità da sbrigare, qui è l'atto generativo: ciò che produce il progetto invece di limitarsi a precederlo.

Ricollocare, non conservare

La maggior parte del riuso adattivo mantiene l'involucro esterno di un edificio e vi inserisce dietro un nuovo interno: facciatismo, per usare il termine meno gentile. Flores & Prats fanno un'altra cosa: trattano gli elementi che inventariano come un insieme di pezzi che si possono sollevare, spostare e a cui si può assegnare un nuovo compito altrove, dentro lo stesso edificio. Alla Sala Beckett le piastrelle ottocentesche in cemento idraulico che pavimentavano la sala sociale al piano superiore furono rimosse e riposate al piano terra, nel caffè, disposte secondo un disegno nuovo che si arriccia attorno al bancone curvo. Le ceramiche policrome recuperate da varie stanze furono ricomposte in un pavimento simile a un tappeto che cuce insieme gli spazi pubblici. Vecchie porte in legno con vetri colorati furono reinstallate come divisori e aperture. Poiché il pavimento ricomposto seguiva una geometria curva che nessun catalogo poteva fornire, gli architetti lo disegnarono in scala 1:1, così che i piastrellisti in cantiere avessero una sagoma su cui posare.

Il risultato appare in continuità con la vecchia cooperativa non perché una facciata sia stata congelata, ma perché la sostanza reale del luogo — i pavimenti, le porte, la luce — è stata mantenuta in circolo e rimessa al lavoro. L'edificio ricorda se stesso attraverso i propri materiali, non attraverso la fotografia di un fronte conservato.

Il disegno come pensiero, la lentezza come metodo

Nulla di tutto ciò è possibile alla velocità della pratica corrente, e questo è voluto. Prats e Flores lavorano a mano, sulla carta, sovrapponendo foglio dopo foglio di carta da lucido e ridisegnando mentre pensano. Descrivono il processo analogico come prezioso proprio perché lento: abbandonare la precisione immediata che il software pretende lascia spazio all'immaginazione e all'incertezza, e permette alla mano di vagare tra più idee invece di risolverne prematuramente una sola. Per loro il disegno non è la registrazione di una decisione già presa, ma il mezzo per arrivarci. I cento disegni di rilievo della Beckett non erano documentazione prodotta dopo aver capito: erano il modo in cui la comprensione veniva prodotta.

Nelle interviste i due hanno paragonato i loro progetti a storie poliziesche: l'edificio viene interrogato in cerca di indizi, e il progetto segue le prove che il rilievo fa emergere invece di un'immagine preconcetta imposta dall'esterno. Hanno rivendicato un'architettura che dia valore al tempo già investito e accumulato in un luogo, e che tratti quel tempo sedimentato come una virtù e non come un difetto da cancellare. È un ribaltamento silenzioso del riflesso abituale dell'industria della ristrutturazione, che tende a ridurre un edificio a un guscio vuoto per ripartire da zero.

Che cosa produce il metodo

Il risultato sono edifici che non sembrano né conservati sotto vetro né svuotati e rivenduti. La Sala Beckett, completata nel 2016 e premiata come vincitrice del New into Old dell'Architectural Review nel 2019, è piena di soglie che non si allineano del tutto, di pavimenti rattoppati e di stanze le cui proporzioni conservano ancora la memoria della loro vita precedente come bar, palestra e sale riunioni. L'imperfezione è il punto: è la traccia di un edificio reale che è stato letto con attenzione anziché cancellato. Lo stesso metodo paziente di rilievo e ricomposizione ha guidato il precedente restauro del centro culturale Casal Balaguer a Palma di Maiorca, e attraversa il loro lavoro sull'edilizia sociale e sugli spazi pubblici di quartiere, in gran parte sviluppato con la partecipazione degli abitanti.

Per chiunque si trovi a decidere come intervenire su un edificio antico, la lezione è trasferibile ben oltre Barcellona. La mossa decisiva non è scegliere quali elementi salvare e quali demolire, ma cambiare l'ordine del lavoro: rilevare e comprendere in modo esaustivo la materia esistente per prima cosa, come un atto progettuale a sé stante, e lasciare che il nuovo programma si componga a partire da ciò che già c'è. Una piastrella ritrovata, una porta recuperata, una scala consumata non sono un ostacolo al progetto: in questo metodo sono la materia prima del progetto. Flores & Prats non consegnano uno stile riconoscibile da copiare, ma un modo di guardare a un edificio antico come a un archivio da rileggere, e una disciplina abbastanza lenta da riuscire davvero a leggerlo.