Vai al contenuto
Blog
MaterialiDesign BiofilicoA cura di La Redazione di Moodroom

Il legno e caldo per effusivita, non per temperatura

Marmo e rovere alla stessa temperatura non si somigliano affatto sotto il palmo. La ragione e l'effusivita termica, quanto in fretta una superficie sottrae calore alla pelle, ed e il motivo per cui i materiali naturali risultano caldi e rasserenanti mentre pietra e acciaio tassano in silenzio il corpo.

Il legno e caldo per effusivita, non per temperatura

Il freddo che non e freddo

Un piano in marmo e lo sgabello di rovere accanto condividono la stessa stanza, la stessa aria e, dopo un'ora, la stessa identica temperatura. Eppure appoggiarvi il palmo racconta due cose diverse: il marmo e freddo, quasi umido; il rovere e neutro, vicino alla pelle. Nella stanza non e cambiato nulla. A differire non e quanto sia caldo ciascun materiale, ma quanto in fretta riesca a sottrarre calore alla mano, e questa singola proprieta, chiamata effusivita termica, e il motore silenzioso che spiega perche i materiali naturali risultino accoglienti e perche un interno biofilico si progetti tanto per la mano quanto per l'occhio.

Effusivita, non temperatura

L'effusivita termica misura con quanta prontezza un materiale scambia calore con cio che lo tocca. E la radice quadrata del prodotto di tre grandezze, conducibilita termica, densita e calore specifico, cosi un materiale che conduce bene il calore e ne immagazzina molto ha un'effusivita alta, mentre chi resiste alla conduzione la ha bassa. I valori non sono sottili. Il legno si colloca intorno a 400-500 nelle unita di misura consuete; i tessuti del corpo umano cadono in un intervallo grossomodo simile; pietra, gres e marmo sono parecchie volte superiori; l'acciaio inox ancora di piu; l'alluminio vale circa cinquanta volte il legno. Quando due corpi si toccano, la temperatura sul piano di contatto non si ferma a meta strada, ma pende verso il materiale con effusivita maggiore. Tocca l'alluminio e l'interfaccia salta quasi del tutto alla temperatura del metallo; tocca il legno e si sposta appena da quella della pelle.

Perche la pelle e il sensore

La pelle umana non possiede alcun termometro per la temperatura assoluta. Cio che i suoi recettori leggono e il flusso di calore, la velocita con cui il tepore lascia o entra nel tessuto. Una superficie ad alta effusivita piu fredda del corpo drena in fretta il polpastrello, il flusso si impenna e il cervello segnala freddo. Una superficie a bassa effusivita lascia invece che il punto di contatto salga in pochi istanti verso la temperatura corporea, il flusso resta lieve e lo stesso cervello segnala neutro o caldo. Ecco perche il marmo pare piu freddo del rovere pur essendo identici al termometro, e perche una ringhiera metallica in un mattino d'inverno sembra mordere mentre una in legno risulta solo fresca. La sensazione e reale, ma e la lettura di un flusso, non di una temperatura.

La calma misurabile del legno

E qui che una proprieta del materiale sconfina nel benessere. In uno studio controllato in cui alcune persone toccavano col palmo, per novanta secondi, lastre di rovere bianco, marmo, piastrella e acciaio inox, il solo legno ha abbassato la concentrazione di emoglobina ossigenata nella corteccia prefrontale e ha innalzato l'attivita nervosa parasimpatica, quella del riposo, mentre le superfici dure ad alta effusivita spingevano il corpo nella direzione opposta, verso l'attivazione. Un diverso studio ergonomico sui piani da tavolo ha rilevato che le superfici in legno, a bassa effusivita, si scaldavano di piu dopo quindici minuti di contatto con l'avambraccio ed erano giudicate con costanza piu piacevoli e piu gradite nell'uso quotidiano. Il benessere che le persone descrivono facendo scorrere la mano su un'asse non e sentimentalismo verso la venatura: e un sistema nervoso che risponde a uno scambio di calore gentile e non minaccioso.

Cosa sbaglia il calore visivo

Chi progetta insegue spesso il calore con il colore, e ha ragione solo a meta. Una ricerca che ha separato l'occhio dalla mano ha mostrato che il calore visivo di un materiale dipende soprattutto dalla tinta e dalla brillantezza, con i rossi, i gialli e le finiture opache che appaiono caldi allo sguardo, mentre il suo calore tattile e un'altra grandezza, dettata dall'effusivita, e le due non sempre coincidono. Un gres dai toni caldi che in fotografia sembra legno restera freddo sotto il palmo, perche l'obiettivo non registra il flusso di calore e la pelle non si lascia ingannare dal colore. E la trappola del capitolare uno spazio solo dalle immagini: una piastrella effetto legno appaga l'occhio e tradisce la mano, e il beneficio biofilico, l'acquietarsi parasimpatico, viaggia con l'effusivita, non con la fotografia.

Progettare per la mano

La leva pratica, allora, e collocare materiali davvero a bassa effusivita esattamente dove le persone entrano in contatto. Il corrimano, il bordo della scrivania, il bracciolo, la maniglia, il bordo vasca, lo sgabello della cucina: sono i punti di tatto in cui legno, sughero, bambu, lana e cuoio si guadagnano il loro posto, e in cui pietra, gres e metallo nudo tassano in silenzio il corpo. Ne escono riletti anche accorgimenti trascurati: un pavimento in pietra si addolcisce sotto il piede non riscaldando l'intera lastra, ma con il feltro a bassa effusivita di un tappeto proprio dove poggiano le piante dei piedi, e un rubinetto metallico e freddo diventa tollerabile con una leva in legno o resina. Nulla di tutto cio depone contro pietra o acciaio, insuperabili per un piano di lavoro che deve resistere a calore e usura. Depone a favore dello scegliere con la mano tanto quanto con l'occhio, lasciando che le superfici che un corpo davvero incontra siano quelle che restituiscono il calore con lentezza, perche quella restituzione lenta e cio che la pelle, e il sistema nervoso dietro di essa, leggono in silenzio come calma.

Il legno e caldo per effusivita, non per temperatura | Moodroom