Dallo stadio al divano: Willo Perron e l'ascesa del direttore creativo dello spazio
Wallpaper* lo ha nominato Designer of the Year 2026. Il polimata di Montréal dietro il palco Cowboy Carter di Beyoncé e i negozi SKIMS progetta le stanze come progetta i concerti: un'idea sola, spinta fino allo spettacolo.
Il premio che ha dato un nome a una categoria
Quando Wallpaper* ha assegnato a Willo Perron il titolo di Designer of the Year 2026, ha riconosciuto vent'anni di lavoro che sfuggono a una sola definizione professionale. Perron è scenografo, direttore creativo, architetto di spazi commerciali e, di recente, designer di arredi, e ha passato due decenni a intercettare lo spirito del tempo rifiutandosi di restare in una sola di queste corsie. Nato a Montréal e con base a Los Angeles, è partito lontano dalla stampa di settore - un periodo in Apple, poi la sua Willo Perron and Associates, prima di co-fondare lo studio multidisciplinare Perron-Roettinger con il grafico Brian Roettinger. Lo studio elenca i propri servizi in modo asciutto: interni, identità, stampa e live, quattro parole che insieme descrivono una pratica che per la maggior parte dei progettisti sarebbe quattro carriere distinte.
Il curriculum si legge come una mappa dei più grandi momenti culturali dell'ultimo decennio. Perron ha ideato la scenografia del tour Cowboy Carter di Beyoncé del 2025 e il palco galleggiante di Rihanna all'intervallo del Super Bowl, e ha plasmato i mondi visivi di Lady Gaga, Charli XCX, Florence and the Machine, Drake, Tame Impala e St Vincent, il cui packaging di Masseduction gli è valso un Grammy per l'art direction. Ciò che unisce un tour negli stadi, la copertina di un disco e una boutique non è un'estetica. È un metodo.
Un'idea sola, gonfiata all'estremo
Perron ha descritto il suo approccio come prendere un'idea semplice e spingerla fino alla sua conclusione più estrema, a volte assurda. È pensiero scenografico: un palco deve comunicare un unico concetto fino all'ultima fila di un'arena, quindi riduce un'idea alla sua forma più leggibile e poi la gonfia finché non riempie lo spazio. Applicata a un concerto, questa logica produce un palco galleggiante o un elemento scenico monolitico. Applicata a un negozio o a una poltrona, produce oggetti che appaiono sovradimensionati, elementari e immediatamente comprensibili - un arredo che capisci dall'altra parte della stanza come si legge un palco dai posti più lontani.
È per questo che il lavoro di Perron si traduce con tanta naturalezza tra scale radicalmente diverse. La disciplina è la stessa che il pubblico sia di ottantamila persone o una sola persona che si siede su un divano. Costruisce ambienti, non decorazioni, e li costruisce attorno a un concetto abbastanza forte da sopravvivere all'ingrandimento.
Il palco entra in casa
Il passaggio di Perron all'arredo è l'illustrazione più chiara di questo filo conduttore. La sua collezione Pillo per Knoll - un divano, una poltrona e, cosa più significativa, un letto che è il primo di Knoll in vent'anni - nasce direttamente dal progettare le case dei musicisti con cui già lavorava. I pezzi hanno una costruzione quasi infantile nella loro semplicità: la base del divano è formata da due cuscini impilati uno sull'altro, con altri cuscini per i braccioli e lo schienale, così che l'intero oggetto risulti composto in modo leggibile da un unico blocco morbido ripetuto. È lo stesso istinto dell'idea gonfiata, ora reso in imbottitura.
La filosofia che dichiara per l'arredo rifiuta apertamente l'uniformità. Descrive i suoi pezzi come un sistema funzionale che resta adattabile, capace di diventare unico per ogni persona e ogni spazio attraverso materiale, colore e contesto, invece di arrivare come prodotto fisso e concluso. Un divano, in altre parole, è trattato come una scenografia: un kit flessibile che il proprietario allestisce da sé.
Stanze come scenografia
È nel lavoro per il retail che Perron opera più apertamente da interior designer, anche se raramente usa il termine. Perron-Roettinger ha costruito i mondi fisici di SKIMS e SKKN, di Stussy, e ha firmato identità e progetti spaziali per Cartier e Roc Nation. In ogni caso il negozio non è un contenitore neutro per il prodotto, ma un'estensione della narrazione del marchio - lo stesso istinto che rende una scenografia da concerto inseparabile dalla canzone. È l'ambiente a portare il significato.
Questo rifiuto di separare l'identità dall'interno, la stampa dallo spazio, è la vera firma dello studio. Un negozio SKIMS, la grafica di un tour e la copertina di un disco nascono da un unico continuo atto di world-building. È un modo di lavorare che la moda e la musica avevano capito molto prima dell'establishment del design, ed è anche per questo che Perron è arrivato a una copertina di Wallpaper* da una direzione che la rivista di solito non sorveglia.
Perché conta adesso
La vittoria di Perron conta oltre il suo portfolio perché legittima un ruolo che sta ridisegnando in silenzio il modo in cui si fa lo spazio commerciale e persino domestico: il direttore creativo dello spazio, un progettista che tratta il palco, il negozio e il soggiorno come un unico mezzo continuo. Mentre il retail lotta per giustificare la propria presenza fisica contro lo schermo, e mentre la casa assorbe sempre più il linguaggio teatrale dell'ospitalità, chi sa muoversi con disinvoltura tra spettacolo e divano diventa davvero prezioso, non semplicemente eclettico.
C'è un avvertimento nascosto nella celebrazione. Il design scenografico è fatto per lasciare un'impressione immediata e potente, e lo stesso istinto che produce un palco indimenticabile può produrre un interno che fotografa benissimo e si logora nell'uso quotidiano. Il meglio del lavoro di Perron risponde a questo essendo generoso e adattabile invece che soltanto vistoso: il letto Pillo è uno spettacolo in cui si può anche dormire. Proprio quell'equilibrio, tra l'idea gonfiata e la stanza in cui si vive davvero, è ciò su cui il titolo di Designer of the Year scommette che lui abbia trovato.
Articoli correlati
La sedia Windsor si stringe asciugandosi: il suo giunto è una differenza di umidità, non colla
Una buona Windsor tiene le gambe senza colla né viti per due secoli perché l'artigiano costruisce in ogni giunto una differenza di umidità, un tenone secchissimo in un foro più umido, che si serra sempre più mentre il legno invecchia.
Il Pannello si Tende Asciugandosi: Perche una Seduta in Cannage e un Materiale d'Umidita, non d'Intreccio
Una seduta in cannage sembra senza sforzo perche la sua tensione non viene dall'intreccio ma dall'asciugatura: montato bagnato, il pannello si ritira fino a tendersi come un tamburo. Per questo il cannage e un materiale da gestire per umidita, tra il 40 e il 60 per cento.