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Design d'InterniDesign BiofilicoA cura di La Redazione di Moodroom

La pianta di casa è un umidificatore, non un depuratore d'aria

Lo studio NASA del 1989 è frainteso su ogni scaffale di vivaio: un vaso pulisce circa 0,023 metri cubi d'aria all'ora, migliaia di volte meno della ventilazione già presente. Ecco cosa fanno davvero le piante.

La pianta di casa è un umidificatore, non un depuratore d'aria

La camera stagna che ha creato il mito

Nel 1989 uno scienziato della NASA, B.C. Wolverton, pubblicò uno studio dal titolo irresistibile: Interior Landscape Plants for Indoor Air Pollution Abatement. Pensando all'atmosfera chiusa di una capsula spaziale, sigillò singole piante dentro camere a tenuta stagna grandi più o meno come un acquario, iniettò una dose misurata di formaldeide, benzene o tricloroetilene e tornò il giorno dopo scoprendo che alcune specie avevano assorbito fino al novanta per cento della sostanza. Il risultato era reale ed era davvero utile per il problema che la NASA aveva davvero, cioè una capsula senza finestre e senza alcun ricambio d'aria. Poi lo studio uscì dal laboratorio. Per trentacinque anni è stato citato sui cartellini dei vivai e sui blog di benessere come prova che un ficus nell'angolo stia silenziosamente depurando il soggiorno. Non è così, e la ragione non è la botanica ma l'aritmetica.

Cosa fa una stanza vera alla stessa aria

La camera stagna è tutto il trucco. Wolverton aveva eliminato l'unica cosa che ogni stanza reale possiede in abbondanza: il ricambio d'aria. Case e uffici sono permeabili per progetto e per caso. Finestre, porte, prese di ventilazione, impianti meccanici e le normali fessure dell'involucro edilizio scambiano di continuo l'aria interna con quella esterna, e quel ricambio diluisce i composti organici volatili molto più in fretta di quanto una foglia possa metabolizzarli. Un inquinante che una pianta potrebbe abbattere lentamente in ventiquattro ore dentro un barattolo tappato, in una stanza reale è già stato espulso e sostituito dalla semplice ventilazione prima che la pianta incida. La pianta non gareggia contro l'inquinante: gareggia contro la finestra aperta, e perde di diversi ordini di grandezza.

Il numero che chiude la discussione

Nel 2019 Michael Waring e Bryan Cummings, alla Drexel University, hanno fatto il lavoro poco affascinante di far dialogare i due mondi. Hanno riesaminato una dozzina di studi distribuiti su trent'anni e li hanno ricalcolati tutti come clean air delivery rate, la stessa misura con cui si valuta un purificatore meccanico. Una singola pianta in vaso forniva circa 0,023 metri cubi di aria pulita all'ora. Un modesto purificatore domestico ne fornisce circa cento all'ora, e altrettanto fa una finestra socchiusa per pochi minuti. Fatto il rapporto, il verdetto è impietoso: per eguagliare quella ventilazione di fondo con il fogliame servirebbero tra le dieci e le mille piante per metro quadrato di pavimento. Non per stanza, per metro quadrato. Una piccola camera da letto avrebbe bisogno di una piccola foresta, così fitta da non poterci camminare, per fare ciò che aprire la finestra fa già gratis. Pubblicato sul Journal of Exposure Science and Environmental Epidemiology, lo studio non sosteneva che le piante non facciano nulla all'aria: mostrava che l'effetto è migliaia di volte troppo piccolo per contare contro la ventilazione già presente.

A cosa servono davvero le piante

Niente di tutto questo è un'accusa contro le piante da appartamento. È un invito a tenerle per ragioni oneste. La prima è l'umidità. Attraverso la traspirazione una pianta rilascia costantemente vapore acqueo nell'ambiente e, a differenza della rimozione degli inquinanti, questo effetto è abbastanza grande da percepirsi. Le ricerche su uffici verdi e pareti vegetali attive registrano guadagni concreti, con l'umidità relativa che sale di circa il dodici per cento nelle mezze stagioni e intorno al venti per cento in inverno, quando un interno riscaldato può altrimenti fermarsi vicino al trenta per cento a fronte di un obiettivo di comfort tra il quaranta e il settanta. L'aria secca invernale dissecca le mucose, irrita la pelle e fa percepire una stanza più fredda di quanto dica il termostato; un gruppo di piante rigogliose è un umidificatore passivo reale, per quanto modesto, proprio quando l'edificio ne ha più bisogno.

La seconda ragione è quella che sopravvive a ogni revisione scettica: come una stanza verde fa sentire e funzionare le persone. Sotto i due modelli che gli psicologi chiamano Stress Reduction Theory e Attention Restoration Theory, la presenza di piante vive in un ambiente di lavoro abbassa in modo misurabile lo stress dichiarato, migliora l'umore e aiuta a recuperare l'attenzione esaurita, con alcuni esperimenti che rilevano un recupero fisiologico più rapido, nel battito e nella tensione percepita, per chi è collocato tra le piante anziché tra superfici spoglie. È un beneficio psicologico e fisiologico, non chimico, e non richiede che la pianta filtri una sola molecola di benzene per valere la pena.

Progettare per il beneficio reale

Una volta accantonata la promessa di depurazione, il modo di disporre le piante cambia. Se inseguissi la filtrazione spargeresti i vasi in modo uniforme, un esemplare simbolico per stanza, sperando. Se insegui umidità e benessere fai l'opposto: raggruppi le piante in poche masse generose e ben visibili là dove le persone davvero siedono, lavorano e riposano, dove l'occhio si posa e la traspirazione si concentra. Metti l'umidità dove una scrivania secca ne ha bisogno e il verde dove una mente stanca può vederlo. E per gli inquinanti veri ti rivolgi alle misure che funzionano davvero, quelle che l'American Lung Association elenca in ordine: prima il controllo alla fonte, eliminando detergenti, deodoranti e finiture ricchi di composti volatili che creano il problema; poi la ventilazione, dieci o quindici minuti di aria esterna fresca al giorno; infine la filtrazione meccanica, un filtro MERV 13 o un'unità HEPA che cattura il particolato fine che nessuna pianta tocca. In quella stanza la pianta si guadagna il posto per ciò che offre davvero, un po' di umidità e molta calma, ed è finalmente sollevata da un compito che non è mai stata in grado di svolgere.